martedì 31 gennaio 2012

DONNE E ISLAM




Consiglio un libro di MALALAI JOYA 
“Finchè avrò voce”". La mia lotta contro i signori della guerra e l'oppressione delle donne afgane"


Malalai denuncia i signori della guerra e della droga che controllano il Paese, le pessime condizioni di vita del 70% della popolazione e la sciagura di nascere donna in Afghanistan.
La giovane autrice 28enne  vive sotto scorta dal 2008, quando a Kabul, osò denuciare i crimini dei capi mujahiddin e la schiavitù delle donne. 
Da allora ha subito continui attentati e minacce. Vive nascosta ma la sua voce è forte e piena di speranza.


Nel suo libro, “Finchè avrò voce”, Malalai Joya parla del vero proposito dell’occupazione statunitense e delle conseguenze disastrose della guerra...
La guerra in Afghanistan non è la guerra che avremmo dovuto combattere al posto dell’Iraq. Non si tratta di proteggerci dal terrorismo. Non si tratta di sedare l’avanzamento dell’estremismo islamico. Non si tratta di stabilire i diritti delle donne... 



Notizia di ieri:
Una donna nell'Afghanistan nord orientale è finita in manette per aver preso parte all'omicidio della nuora 22enne, "colpevole" di aver dato alla luce una femmina. Anche il marito della vittima è sospettato di essere coinvolto nel feroce delitto, ma al momento risulta latitante. L'omicidio è stato compiuto qualche giorno fa nella provincia di Kunduz. La neonata, che oggi ha due mesi, non è stata ferita. L'orribile delitto si è consumato nel villaggio di Mahfalay, nel distretto di Khanabad. Secondo quanto riferito alla Bbc dal capo della polizia distrettuale, Sufi Habib, "la madre, Stori, ha dato alla luce una terza bambina. Il marito e la suocera l' hanno strangolata per aver avuto una terza figlia". Secondo la ricostruzione del delitto, la suocera, che risponderebbe al nome di Wali Hazrata, avrebbe legato i piedi della vittima, mentre il marito la strangolava. "Viveva in un inferno, non in una casa", ha commentato il poliziotto, riferendosi alla lunga serie di soprusi subiti dalla giovane donna. Gli attivisti dei diritti umani hanno portato il caso all'attenzione dei media. In particolare il direttore di Kunduz Women's, Nadira Gya, ha condannato "il brutale delitto commesso contro una donna innocente". Anche i leader religiosi e gli anziani della zona hanno espresso indignazione per il barbaro assassinio. La nascita dei maschi è solitamente occasione di grandi festeggiamenti in Afghanistan: non altrettanto può dirsi quando a venire al mondo è una femmina che è spesso considerata alla stregua di un peso. Non è raro che alcune donne subiscano violenza se non partoriscono maschi e si tratta solo di uno degli orribili crimini di cui sono spesso vittime le donne in Afghanistan.




La storia di Stori è solo uno dei tanti episodi che testimoniano la condizione delle donne arabe. In un’intervista di pochi giorni fa, una suora pakistana, che opera in un centro della diocesi di Faisalabad, ha spiegato che “in Pakistan le donne imparano fin dalla tenera età che gli uomini hanno il diritto di picchiarle e maltrattarle”.
La religiosa assiste ragazze, donne e perfino bambine vittime di violenza, non soltanto in ambito familiare. La maggior parte di loro sono cristiane ma “chiunque venga, noi l’aiutiamo – continua la suora – Qualche volta si tratta di donne picchiate dai loro mariti o che hanno subito violenza domestica, qualche volta si tratta di molestie sessuali e anche di matrimoni forzati. Si tratta di donne che non hanno chance perché in Pakistan una volta che le persone sanno che la donna è stata violentata, per lei poi è molto difficile trovare un marito. Soprattutto le persone che vivono lì intorno non accettano che questa donna entri nelle loro case come nuora.”
Quando le si chiede di come vengano trattate le donne in base alla legge sulla blasfemia lei risponde: “ Se la denuncia- della donna- contro l’accusato arriva in tribunale, l’accusato o le persone a lui vicine vanno dalla famiglia della vittima e dicono: “se voi continuate con queste accuse, noi vi accuseremo di altri reati”. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2010 un terzo delle donne afghane sono soggette a violenze di tipo fisico o psicologico e il 25% è vittima di abusi sessuali.


Ricordate Sakineh? Mi chiedevo che fine ha fatto...


“La donna è accusata di due crimini”
L'adulterio , punibile con la lapidazione; e l’altro è complicità nell’assassinio del marito”. l’uomo che la Sakineh amava ha ucciso il marito legale di lei. “Attualmente sta scontando 10 anni di prigione”. Le autorità Iraniane dicono che “non hanno le strutture per la lapidazione. Secondo il capo dell’ordinamento giudiziario, l’Ayatollah Amoli Larijani, “se l’obiettivo è l’esecuzione, e la lapidazione non è pratica, l’esecuzione dovrebbe essere portata a termine mediante impiccagione”. Tuttavia, hanno deciso di aspettare ,per ora, e discutere la questione con altri studiosi islamici fino a che una decisione chiara non verrà raggiunta”. Tanto c’è tempo, continuano le autorità: “Sakineh è in prigione, non c’è fretta di decidere”.E così la storia della donna che fu protagonista delle cronache internazionali ricevendo tanta solidarietà da tutto il mondo continua.






Annamaria... a dopo

2 commenti:

  1. E' letteralmente uno schifo e stupisce che nella condanna e nell'esecrazione non si formi una totalità di indignati nel Paese.

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  2. Si è una vergogna. Mi riprometto di parlarne più spesso.

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