mercoledì 23 maggio 2012

A CHI LO DO?...IL 5X1000!?


 Nel modello per la dichiarazione dei redditi (CUD, 730 o UNICO) troviamo uno spazio dedicato alla “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF”.
Compilarlo è semplice , basta  inserire il nome ,con relativo codice fiscale, la nostra firma ed è fatta.




Quante sono le associazioni no profit e Onlus,? E quante sono le aziende che offrono consulenze per costituirne una e, poi, ottenere le sovvenzioni? Impossibile censirle e a dirlo sono quegli organi che dovrebbero "mapparle". Possono essere mappate solo quelle costituite "ufficialmente" quindi quelle di cui se ne ha traccia. Delle altre invece, che sono diverse decine di migliaia, nulla è dato sapere.
Il sito  www.nonprofit.viainternet.org/ offre una panoramica, seppur parziale, della situazione in Italia e, a leggerlo, è davvero impressionante e si capisce perché, oggi, l'associazionismo no profit e Onlus sia diventato un vero e proprio business in grado di muovere diverse centinaia di milioni di euro ogni anno. Non c'è settore nel quale non sia presente l'associazionismo no profit, tutti, ma proprio tutti, sono "conquistati". 
Eccovi, pari pari, un commento di Enrico Crespi, su un argomento che ci interessa un pò tutti: le associazioni Onlus, le associazioni 'benefiche', quelle "no profit" e chi più ne ha più ne metta.


In Italia è difficile, se non addirittura impossibile, sapere quante sono e ancora più difficile conoscere i loro bilanci. Gran parte di esse sono dei carrozzoni magnasoldi tanto che, nell'anno di grazia 2009, c'è stata la corsa alla Onlus non per perseguire obiettivi nobili ma per "creare" poltrone, poltroncine e poltronacce e ottenere contributi, finanziamenti e sovvenzioni d'ogni tipo.


Una "corsa" tanto proficua che sono nate addirittura aziende "ad hoc" per la gestione e la cura dell'immagine. Che tradotto vuol dire creare eventi e/o manifestazioni per raccogliere fondi appellandosi alla generosità e facendo leva sui sentimenti. Fondi che, detratte le "spese", quasi sempre gonfiate, diventano "fondini" di caffè. Tant'é!


Impossibile quantificare quanto costano le Onlus al cittadino - comunque siamo su cifre da capogiro - come pure è impossibile sapere, in concreto, cosa hanno fatto, cosa fanno e come spendono i quattrini pubblici e privati. La cosa che più indigna è la totale indifferenza, e in alcuni casi addirittura compiacenza, delle stesse "categorie" per le quali si costituiscono questi carrozzoni. Categorie che ogni anno, puntuali come gli orologi svizzeri, lamentano tagli e/o scarsi finanziamenti. Il "modus vivendi", lo "status quo", è lo stesso del figlio che s'incaz... con lo stato perché il sussidio di disoccupazione che dà al padre - che lo spende per andare a mign... - è insufficiente.


BASTEREBBE POCO: I BILANCI DELLE ONLUS 


Basterebbe poco, a una ONLUS\ONG, per fare un bilancio trasparente e tacitare le critiche montanti sull’efficacia e serietà di queste organizzazioni. Basterebbe scrivere e dettagliare quanto entra, quanto è speso in Italia (per amministrazione, personale, spese generali, comunicazione, convegni e meetings, attività varie, viaggi su e giù), quanto è speso dalle strutture nei paesi sostenuti per le stesse cose, quanto arriva veramente ai beneficiari diretti, dettagliando come questi soldi sono stati utilizzati.


Nessuno lo fa, anzi, negli ultimi anni, è cresciuta la nebbia fatta da certificazioni di bilancio, maquillage dei fundraisers (che guadagnano sui soldi che dovrebbero procurare), comunicatori vari, report fotografici (bilanci sociali). L’impressione è che questa nebbia (costosa e inutile) serva a nascondere alcune cose semplici cioè che gran parte dei soldi donati se li beve (o magna) la struttura in Italia e gli italiani che lavorano nei Paesi sostenuti. Su quanto valgono le certificazioni ci sarebbe da aprire un capitolo (specie visto il loro passato nel profit) tanto che, nel settore privato, sono considerate un male necessario, un elemento del marketing aziendale, o buoni suggeritori per nascondere le magagne dei bilanci. E’ difficile che chi paga i controllori possa essere controllato.


Il quotidiano il Giornale ha tentato un inchiesta sulle ONLUS ma si è fermato all’apparenza, forse non voleva pestare i piedi a qualcuno. Qualcun altro, nel passato, aveva segnalato che i cooperanti dovevano versare una mazzetta (sottratta dai propri stipendi) all’organizzazione, ed è noto che fra il 10 e il 20% dei soldi impegnati per un progetto finanziato dai donatori istituzionali finisce nelle casse della ONG che se lo accaparra; più un altro 30-40% per le spese di gestione del progetto stesso.


Il grande trucco, segnala Max e i suoi amici analisti da Londra, sta nell’imputare spese di gestione italiane fra i fondi destinati ai beneficiari. E da qui partono, alcune stranezze. Tanti bilanci, in realtà, non lo sono in senso tecnico, ma solo una stentata sintesi; pressochè inutile, per comprendere il reale utilizzo dei fondi. Action Aid, AMREF (fra le poche in crescita d’entrate +6%) sono un esempio di questo stile essenziale; Intervita, parla di Conti Chiari (come le banche!) e pubblica quattro numeri. Save the Children Italia e Pangea ONLUS sono rimasti al 2007. Note segnalate da Londra: meno i bilanci sono trasparenti più crescono le spese di comunicazione e marketing e abbondano le certificazioni.


Altro elemento comune nei bilanci ONLUS\ONG è la loro somiglianza, come allocazione di fondi, a quelli di una holding dove i soldi sono tenuti ben stretti. Nei bilanci di molte ONLUS, BOT, CCT, Fondi d’investimento, conti correnti bancari (le cosiddette disponibilità liquide, che tanto liquide visto la forma d’investimento non sono) bloccano una buona parte di fondi destinati ai beneficiari. (30% delle entrate per Terre des Hommes; 20% CCS Italia).


Poche finiscono in passivo, fra queste c’è, ovviamente, CCS Italia (- euro 100.621) esempio globale di malagestio, ripianato con fondi risalenti alle precedenti gestioni; l’ASVI ha un risultato operativo negativo (circa euro 700.000) ripianato da non meglio precisati proventi straordinari


L’ Ai.Bi (Amici dei bambini) ha il bilancio più trasparente, fra quelli visionati, e, infatti, non ha certificazioni di qualità o finti auditors. Leggendo il bilancio dell’Ai.Bi emerge, correttamente, quello che le altre ONLUS vogliono nascondere cioè che almeno il 60% dei soldi donati finisce nella gestione della struttura italiana (+ un altro 25-30% in quella estera). Per struttura intendiamo affitti, stipendi, viaggi, macchine, workshops, spese generali (consulenze, avvocati, fundraisers, etc.). L’Ai.Bi, seriamente, dichiara che quasi 3 milioni di euro sono utilizzati per pagare il personale (in Italia e all’estero), euro 804.256 per comunicazione, euro 1.100.000 per spese generali (entrate, in calo di circa il 10% a euro 7.755.000).


Come detto, su queste spese, la maggioranza delle altre organizzazioni fa la furba. Le spese di gestione (in Italia o per italiani) sono, nella norma, messe sotto il grande e indefinito tappeto della voce “spese per progetti” come Terre des Hommes, (in calo marginale d’entrate); “oneri per programmi nel sud del mondo” come Action Aid, (in crescita del 5%). Nessuno si prende la briga di specificare come questi soldi siano spesi, quanto per la struttura nel Paese, macchine e benzina, stipendi per i funzionari locali, etc.


Casi misteriosi sono Intersos che dichiara nel suo bilancio sociale di disporre di 94 “operatori umanitari” e 1400 operatori locali ma sbatte tutte le spese (ad occhio e croce euro 10.000.000) negli “oneri per progetti e attività” senza specificare i costi del personale (e quelle di gestione). A qualcuno, forse, farebbe piacere sapere quanto dei 15 milioni di euro incassati (e detratte le spese dichiarate di struttura in Italia: euro 1.500.000) quanto in realtà arriva ai beneficiari finali.


Cadiamo nel ridicolo con CCS Italia in cui i costi di personale sono stati dimezzati dal 2007 al 2008 (passando da 304.000 a 172.095) mentre nella realtà sono fortemente aumentati, portando in deficit l’associazione. Per rimanere su questi, le maestranze sono un battaglione (in proporzione al fatturato) cioè 1 dirigente (euro 90.000 lordi annui con benefits, 2 impiegati a euro 140.000 con benefits, 5 impiegati più sfigati per euro 200.000, 2 apprendisti (euro 30.000); più 17 operatori con contratto a progetto (circa euro 450.000 lordi e con benefits). Infine spariti nelle voci progetti anche un centinaio di operatori locali. Più 5 membri del consiglio eirettivo, con qualche benefits e magari consulenze pagate.


Gli operatori locali, sui quali giungono voci pessime, guadagnano mediamente quanto il presidente della repubblica del loro paese (fra i 1200 e i 1500 euro mensili) per cui stimiamo una spesa complessiva di euro 90.000 (per stare bassi). Poi aggiungiamo un po’ di consulenti, spariti fra spese generali e di comunicazione (altri euro 50.000). Qualche legale\socio a parcella salata (altri euro 80.000). Anche qui le spese generali sono passate da euro 186.1389 a euro 107.398 (dal 2007 al 2008), guarda caso. In sintesi, le spese superano il 70% delle entrate. 
Dove hanno nascosto gran parte di queste spese? Semplice come è costume nel settore, nella voce “Uscite per Progetti”.


L’ingenuo sostenitore dice, ma che bravi, hanno dato più soldi ai bambini sostenuti ma, in realtà, se li sono spese per mantenere (e bene) un grosso e inutile manipolo di italiani (vista la qualità e quantità delle attività, fa anche rima). Se buttiamo dentro tutte le spese per mantenere il carrozzone (cioè loro stessi) accade che, come nella maggioranza delle ONLUS\ONG, è già un miracolo che su euro 100 versati ne arrivino 20 ai beneficiari sotto forma di progetti, magari qualche visita dentistica o Child Club. Qui si dovrebbe aprire il triste capitolo relativo alla qualità della spesa.


Fanno pena, poi, le giustificazioni per gabbare i lettori. Sempre dal CCS Italia leggiamo, con sconforto: il risultato negativo “è dipeso esclusivamente dalle maggiori risorse destinate ai progetti” o “la significativa differenza rispetto all’esercizio precedente è dovuta a una più attenta attribuzione dei costi di pertinenza ai progetti”. Anche l’Avvocato Azzeccagarbugli ( per rimanere fra i dirigenti dell’associazione) si sentirebbe preso per il culo.


Per finire la carrellata, segnala l’attento Max, le multinazionali dell’assistenza (Action Aid, Save The Children, TDH) hanno la vita semplificata perchè infilano tutto nella voce “programmi del network internazionale” o capitoli analoghi, ovviamente nessuno sà come vengono spesi.




 Il 5x1000 puoi darlo ad un sacco di enti, purché si siano iscritti a questo sistema. Per esempio mi pare che ci sia l'ente per la ricerca sul cancro, il wwf, l'associazione orfani carabinieri, emergency, al commercio equo e solidale, e una marea di altri enti, anche piccolissimi. Per esempio è iscritta una piccola associazione di familiari di bambini autistici che ha sede vicino casa mia, ma ovviamente glielo dà solo chi li conosce. C'è anche la FAO, ne sono sicura.
Per quanto riguarda l'8x1000, se non indichi nessuno, non va automaticamente alla chiesa, come molti dicono, bensì viene ripartito tra tutti i beneficiari (stato, chiesa, comunità ebraiche, etc.) sulla base delle percentuali delle preferenze espresse dagli altri.


Dimenticavo: il 5x1000, invece, se non lo dai a nessuno, non va a nessuno, va allo Stato come le normali tasse.




Sapevate che le famose onlus tengono un registro delle persone che aiutano perché, per ognuno di essi, riceveranno dallo Stato un rimborso pari a qualche decina di euro al giorno? Un povero che si rivolge agli enti benefici viene a costare, allo Stato, qualcosa come 30 euro al giorno ... In pratica i poveri sono un business.


link utile:


http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/portal/entrate/home




Per concludere: le Onlus farlocche finiscono per danneggiare quelle, benemerite...  nel senso che si acchiappano quelle risorse che, invece, dovrebbero essere date ad associazioni ben accreditate.




Annamaria... a dopo






2 commenti:

  1. Già, le OLUS. Possono essere vere o false. Come tutto in Italia.

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  2. Ci sono anche delle buone Onlus, però anche in queste associazioni talune volte c'è del marcio.Come fare a distinguere? E' difficilissimo purtroppo e alcune volte vengono penalizzate quelle che effettivamente valgono.
    Purtroppo si vive nel dubbio... considerando gli ultimi risultati. Anna B.

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