giovedì 15 gennaio 2015

L'INARRESTABILE ASCESA DI MATTEO RENZI






Giuseppe Matulli, nel 2004, diceva, con intuizione profetica: “Tra dieci anni questo qui o è Presidente del Consiglio o è in carcere”.






Luciano Minerva ha recensito il libro, uscito pochi mesi fa e di bruciante attualità dal titolo "L’intoccabile", Matteo Renzi. La vera storia, edito da Chiarelettere.  L'autore è  Davide Vecchi, giornalista, si occupa principalmente di cronaca giudiziaria e politica. Ha svolto inchieste su Renzi e il potere renziano, con articoli ripresi dai principali media italiani. Ha lavorato per l’Adnkronos e “l’Espresso”. Dal 2010 è a “il Fatto Quotidiano”
Questo di Vecchi è la storia dell’ascesa di Matteo Renzi sul “palcoscenico” della politica italiana. Tutto in dieci anni. Da anonimo segretario fiorentino della Margherita a presidente del Consiglio




Siamo dunque non in ambito letterario ma di inchiesta e non a parlare di cose immaginarie e passate, ma reali, concrete e di grande attualità politica. Il libro, e l’argomento, merita quest’eccezione perché quando fenomeni di stelle della politica sorgono e si affermano con tale rapidità, è meglio saperne di più subito, piuttosto che stare alla finestra un po’ stupiti a guardare, tranne accorgersi dopo dieci anni o venti che si sarebbe dovuto sapere, capire, agire prima, molto prima.
Il libro di Vecchi è denso, pieno di dati, informazioni, documenti, domande che in qualche modo ci riguardano tutti. C’è – lo dico subito – il rischio di perdersi, un po’ come nelle inchieste di Report, ma la scelta dell’autore è precisa: ricercare e documentare. Il lettore, da qualsiasi parte politica si schieri, dovrebbe conoscere un po’ di storie e di storia, anche per comprendere da dove viene il presidente del consiglio in carica e dove presumibilmente può o vuole arrivare.
La “vera storia” comincia con una semplice osservazione-notizia: “Matteo Renzi ha sempre guardato con simpatia al mondo imprenditoriale. Fin da subito ha iniziato a solleticare la pancia degli industriali, a cercarne l’approvazione e il sostegno. Già nel 2002 si è schierato per la cancellazione dell’articolo 18, battendosi contro la Cgil, e nel 2010 ha concesso ai commercianti fiorentini la possibilità di aprire i negozi il Primo maggio, festa dei lavoratori.”
Nel leggere questa biografia in corso d’opera il lettore può mettere insieme tasselli che già conosce ad altri fin qui ignoti, invisibili o nascosti. Tutti, o quasi, sanno della prima uscita pubblica su scala nazionale di Renzi, la sua partecipazione alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno. Pochissimi sanno che quella partecipazione fu favorita da uno zio importante di Matteo, quel Nicola Bovoli inventore, negli anni Ottanta, dei primi giochi pubblicati coi quotidiani, come Bingo e Portfolio, e del creatore di un telecomando, Quizzy, che anticipò la partecipazione interattiva dei telespettatori ai quiz televisivi. Il 19enne Renzi arriva a Milano accompagnato dal potente zio, che aveva molti amici tra Fininvest, Mediaset e Forza Italia. Partecipa al gioco e vince 48 milioni, inizio simbolico, e non solo, della sua fortuna pubblica. Renzi è particolarmente fortunato come ambiente familiare capace di stimolare incontri importanti per la sua futura carriera politica: suo padre ad esempio distribuisce in Toscana i giornali editi da Denis Verdini e non è un caso se lo stesso Verdini è il promotore più influente del patto del Nazareno (a proposito, chi ricorda che il patto fu siglato prima ancora che Renzi diventasse presidente del Consiglio? Il libro è utile a rinfrescare la memoria).

L’ascesa al potere, i personaggi e i finanziamenti in ombra

Vecchi ci presenta uno a uno personaggi che circondano da sempre il premier ma preferiscono restare nell’ombra, come l’amico da sempre Marco Carrai, imprenditore, socio o membro di consigli di amministrazione di società bancarie, edilizie, aeroportuali, ecc., quello che (quando era amministratore delegato della Firenze Parcheggi, controllata dal Comune) pagava a Renzi sindaco l’affitto dell’appartamento privato dalle parti di Palazzo Vecchio. Carrai è il suo maggiore fund raiser, ovvero ha da anni il compito di trovare, i finanziatori delle campagne di Renzi, prima per diventare presidente della Provincia, poi sindaco di Firenze, poi segretario del Pd.  Questo compito gli riesce da sempre particolarmente bene, e le cene da 1000 euro sembrano essere la sua specialità, visto che da uno di questi appuntamenti pro-Renzi, sette anni fa, cominciò la sua irresistibile ascesa al potere.
La storia di questa ascesa è corredata di cifre interessanti, come quel 1.300.000 euro impiegati nel bilancio della Provincia nel 2007 per la Florence Multimedia e il Genio fiorentino, suddivisi in un milione per promozione e 300.000 per le spese vive degli eventi. Soldi ben spesi in vista di spianare la strada alla popolarità del futuro sindaco. Che da presidente della Provincia non badava a spese, se in un viaggio negli Stati uniti spende 70.000 euro tra biglietti, alberghi e ristoranti, in linea con le “spese pazze” in uso in molte regioni.

La differenza tra visione e suggestione

Oltre ai dati economici, Vecchi cerca di capire, e farci capire, il metodo di governo che Renzi predilige, e che viene ben rappresentato da due documenti di qualcuno che ci ha lavorato vicino: Pier Luigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia, che interrompe una collaborazione volontaria perché “non ho mai considerato positivamente chi opta per lo svolgimento di una determinata funzione pubblica come un trampolino di lancio per conseguirne un’altra del tutto diversa”; e dell’assessore al Bilancio Claudio Fantoni che dimettendosi dalla carica gli scrive: “L’unica preoccupazione sembra essere quella di fare nuove inaugurazioni, quella di annunciare e approvare in giunta nuovi investimenti. Cosa bellissima, se non rischiassimo di ipotecare seriamente il futuro della nostra città e di non avere, l’anno prossimo e quello ancora dopo, le risorse per garantire i servizi fondamentali” e, dopo una serie di critiche stringenti conclude con questa frase limpida: “C’è una grande differenza tra visione e suggestione. La prima è la base su cui fondare delle politiche concrete, l’altra è la base utile per produrre tanto fumo e distrarre dalla realtà.” (Suggestioni come quella di affittare il Ponte Vecchio alla Ferrari per 60.000 euro erano parte dell’Innovazione che sembra il mito di questo genere di politica.  La nota è mia, in questo caso.)
L’ascesa di Renzi si segue attraverso cifre mirabolanti, come i tre milioni di euro raccolti nella campagna delle primarie per battere Bersani, “arrivati da benefattori in parte ancora sconosciuti” e la rapida creazione e altrettanto rapida rottamazione di associazioni, società, fondazioni capaci di sostenere il percorso vincente del Premier. Interi paragrafi sono dedicati ad alcuni dei collaboratori più fidati, dal segretario Luca Lotti alla pupilla Maria Elena Boschi, per illustrare meglio i percorsi comuni e la predilezione del Premier per gli yes men
Secondo Vecchi il Renzi politico e il Renzi manager “sono indispensabili uno all’altro e si completano a vicenda. Ma non si mostrano mai insieme.”

Domande senza risposta

Inutile dire che Davide Vecchi non dà una valutazione positiva dei primi sei mesi di vita del governo Renzi. Tutto si può dire però, ma non gli manchi, ancora oggi, la riconoscenza per gli amici più  fidati. Fino all’ultimo decreto sblocca-Italia, che contiene, nel “pacchetto sostanzioso per Firenze” 50 milioni di euro per finanziare la nuova pista dell’aeroporto cittadino gestito da una società di Marco Carrai. “Un anno prima, quando il progetto era stato presentato a Firenze, il sindaco Renzi aveva garantito che sarebbe stato realizzato interamente con fondi privati.”
L’ultima pagina del libro, dopo una ricca appendice di documenti, contiene dieci domande a Matteo Renzi, a cui il portavoce non ha dato risposta fino alla messa in stampa del libro. Riguardano la Ruota della fortuna, come le circostanze della conoscenza con Verdini e Berlusconi, chi ha finanziato il milione di euro raccolto tra il 2007 e il 2011, il perché della creazione di alcune società e, per finire, il patto del Nazareno.

I due-tre lettori che saranno arrivati al termine di questa della lettura avranno forse compreso perché, da persona che ha sempre sentito l’esigenza di un impegno civile e morale, prima ancora che politico, io abbia fatto questa scelta. L’ho fatta con il massimo rispetto per chi l’ha votato, lo vota e lo voterà, perché credo sia utile a tutti il rispetto per chi non la pensa come noi, ma anche la conoscenza di coloro che chiamiamo a rappresentarci (o che lasciamo che ci rappresentino, tenendoci accuratamente fuori dalla mischia). Tanto più quando si tratta di un personaggio di cui uno dei suoi sostenitori, Giuseppe Matulli, nel 2004, diceva, con intuizione profetica: “Tra dieci anni questo qui o è presidente del Consiglio o è in carcere”.







Davide Vecchi. L’intoccabile. Matteo Renzi e la vera storia. Pref. di Marco Travaglio. Ed Chiarelettere, pp. 188, euro 13,90 









E intanto oggi ...sigh sigh... Lui ci ha lasciati....









Annamaria... a dopo

Nessun commento:

Posta un commento