giovedì 20 agosto 2015

OVER 40 IN BELLA MOSTRA SUI SOCIAL









E dopo il nudo integrale di Sharon Stone (57 anni) apparso in questi giorni sulla copertina di Harper's Bazar, bellissima sensuale e in forma , (anche se un pò fotoscioppata ) vediamo donne over 40/50/60 non  altrettanto famose che si immortalano   sui social con voglia di emergere anche solo per un like.




Fanno a gara a chi è la più provocante o sensuale: in costume da bagno, in reggiseno e mutande, modalità "fronte/retro", sdraiate o sedute. Insomma, ognuna nella posizione che più aggrada purché ci sia l'autoscatto da esibire in rete. Siamo nell'era del farsi vedere a ogni costo anche quando l’età non è più verde e la carta d’identità non mente. Gli anni ci sono eccome, assieme alle rughe che però è facile eliminare, con qualche App di foto ritocco.


Ci sono le incallite simil modelle over 40 con fisici statuari, sfacciate e determinate, che senza paura delle critiche salgono sulla passerella virtuale a sfoderare il loro (presunto) fascino.

È una guerra quotidiana. Le armi sono le pose da vip e gli sguardi languidi, mentre la vittoria è segnata dai like. Il fenomeno impazza su internet. Si tratta di puro esibizionismo o semplice voglia di apparire in cerca dei pochi secondi di notorietà che i social regalano?

Il perché ce lo dice l’esperto. Emilano Ilardi, ricercatore in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l'Università degli Studi di Cagliari. «Credo che se si considerano i social media non come qualcosa di rivoluzionario ma come l’ennesimo strumento prodotto dalla società dei consumi di massa, certi comportamenti non dovrebbero sorprenderci più di tanto. Se Facebook, infatti, ha poco più di dieci anni, i primi fenomeni di consumismo risalgono invece alla metà del XIX sec, almeno a sentire romanzieri come Balzac, Zola o Flaubert”.


E quali sono, da sempre, i tratti fondamentali dell’ethos consumistico? «La possibilità per chiunque, indipendentemente dalla propria origine o estrazione sociale, di aspirare a una o più vite alternative; di assumere, attraverso gli oggetti di consumo, molteplici identità; di estroflettere i propri più intimi desideri su uno spazio pubblico, alla vista di tutti. Se uno si rilegge, alla luce delle derive comunicative attuali, un romanzo come “Al paradiso delle signore” (1883) di Émile Zola, ci si rende conto che il primo centro commerciale di Parigi, che fa da contesto alla vicenda, già appariva allora come una sorta di desktop touch screen messo a disposizione delle masse. Zola descriveva questa moltitudine di clienti donne, spesso proletarie o non più giovani mentre giocavano con vestiti e stoffe che non potevano comprare, ci si travestivano e, almeno per un momento, si sentivano ricche nobil donne à la page».


E oggi? «Oggi diremmo che quelle donne creavano degli avatar, dei profili non di chi erano in realtà, ma di chi volevano essere, o di come volevano vedersi. La differenza è che, mentre nelle società di massa, l’esibizione del proprio corpo, dei propri desideri, aspirazioni, identità alternative avveniva in uno spazio pubblico, soggetto a limiti e a regole ben precise, oggi ciascuno è signore e sovrano del proprio “spazio pubblico” su Facebook. Questo fatto non può che rendere precario qualsiasi senso del limite, anche quello del ridicolo e della decenza. Da questo punto di vista Facebook va considerato come un’estremizzazione dell’ethos consumistico sviluppatosi nell’ultimo secolo, (anche se, ovviamente, è anche altro). D’altronde l’idea stessa di aprire un account su Facebook e progettare la propria rete di amici, scegliendoli accuratamente e collocandoli in “scaffali” diversi, a seconda della tipologia, non può non ricordare il consumatore che porta il carrello al supermercato, anzi che organizza il proprio supermercato personale. La differenza è che oggi le merci consumate sono le stesse biografie delle persone, i loro corpi virtuali, le loro esperienze di vita, opinioni o desideri. Quindi, alla domanda iniziale “Come mai le donne over 40, comprese le mamme, si postano sui social anche in costume mettendosi in bella mostra?” io risponderei semplicemente: “Perchè oggi, grazie a Facebook, finalmente possono farlo, e in totale autonomia”.


La sfida bollente continua sulla passerella on line, chi lo fa per smorzare il tram tram di tutti i giorni o chi per accettare l’età che avanza non rinunciando alle gratificazioni di un commento che risolleva sempre l’umore. Soprattutto alle donne».

Per l'occasione e solo in questa occasione ,considerando che domani 21 agosto sarà il mio 61esimo compleanno mi sono prestata per una foto che mi riprende in costume...senza paragoni ovviamente.




Fonte "Ladonnasarda"

Annamaria





MIA NONNA LA ESCORT !




Dopo aver letto l'articolo di seguito , riferito al documentario inglese andato in onda sul canale satellitare  "Cielo" , il 22 luglio scorso, che raccontava le bizzarre vicende di tre prostitute inglesi (dai 57 agli 85 anni) tra clienti, tariffe e difficili rapporti familiari , non mi sono affatto stupita. Si parla di donne adulte che non fanno del male a nessuno. Leggo , inoltre, che ci sono clienti ventenni disposti a pagare 300 euro all'ora per una prestazione con una signora di 85 anni e...saranno fatti loro. Dopotutto dico che son brave queste donne riuscendo a fare cio' che vogliono senza sentirsi prigioniere delle convenzioni che vogliono la donna , di una certa età, rilegata a reperto residuato . Quando invece ,a differenza degli uomini costretti a pagare , loro si fanno pagare



Un pensierino per le future generazioni : potrebbe essere una possibilità se pensiamo che nemmeno , forse , vedranno la pensione ; potrebbe diventare  una fonte di guadagno.  Dodicimila euro al mese per sentirsi di nuovo vive, con ragazzi più giovani, credo sia un ottimo modo per vivere gli ultimi anni della propria vita.)...libero pensiero, eh.
Per i parenti della signora è un lavoro ignobile ma quando schiatterà saranno mazzate per l' eredità...   
Brava nonnina! ...contenta lei.
Comunque io non potrei mai fare la escort della quarta età, perchè mia nonna era una Kadett!



Potrebbe sembrare una cosetta da nulla, tra il pecoreccio e il pruriginoso, e invece si tratta di un documentario serissimo che racconta le vicende di tre signore un po’ in là con gli anni che fanno il lavoro più vecchio del mondo, quello della prostituta.
Tre allegre signore inglesi hanno raccontato la loro vita da prostituta e porno star, mettendo insieme aneddoti “professionali” e riflessioni più profonde sulle loro famiglie e su come convivono con un mestiere non certo convenzionale, soprattutto per donne della loro età. 



Le tre protagoniste di “Mia nonna la escort” sono Beverly (64 anni), Sophie (57) e soprattutto Sheila, arzilla ottantacinquenne che, citiamo testualmente, “senza sesso non saprebbe cosa fare nella vita”.


Sheila


Miss Sheila Vogel-Coupe ha una cospicua tariffa di 250 sterline l’ora (circa 300 euro) e riesce a incontrare anche dieci clienti a settimana. L’età media degli affezionati amici di Sheila è bassissima, visto che si aggiro attorno ai 20 anni. Ma lei non lo fa per denaro, nossignore: “Lo faccio perché adoro il sesso. Anche solo pensarci mi fa sentire meglio”.
La famiglia non l’ha presa benissimo, visto che quasi tutti i suoi parenti hanno preferito allontanarla, anche la nipotina Katie Waissel, famosa in Gran Bretagna perché finalista di X Factor.

I familiari, quando il suo scomodo lavoro è stato reso pubblico dal documentario di Charlie Russell, hanno chiesto alla nonnina di lasciare il suo fiorente business. Ma lei non ci pensa nemmeno: “Non sono ancora pronta a fermarmi”. Contenta lei.
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Annamaria